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"Landolfi" inedito e... particolare
Ho raccontato più volte che, essendo anche vicino di casa, mi incontravo spesso con Lino Landolfi (vedi precedente puntata ed anche alcune fra le prime puntate di questo PeroBlog).
Così
il giorno seguente ci recammo presso il punto d'incontro fissato per
l'appuntamento con quell'Editore. Lui parlava solo in inglese, un
inglese strettissimo e noi due conoscevamo solo... un po' di inglese
scolastico... 
Conclusione:
l'Editrice inglese ci restituì i nostri disegni che avevamo preparato
come campioni, ma non ci dettero indietro le tavole originali che non
sono mai state pubblicate, ma ce le avevano pagate , anche se in
maniera molto ridotta.
Grandi, difficili... firme: Jacovitti e Landolfi
Molti spesso mi chiedono come mai Jacovitti si firmava con una lisca di pesce?
Una volta che ero andato a trovarlo, glielo chiesi e mi disse che
quando era molto giovane era magrissimo, tanto che i suoi amici lo
chiamavano lisca di pesce (anche nelle sue
prime autocaricature si vedeva che era molto magro). Poi, diventando
adulto, era ingrassato molto ma lui seguitava a firmarsi lisca di pesce: ormai tutti lo conoscevano in quel modo (vedere la puntata dove racconto un aneddoto proprio su questa "lisca di pesce" e la sua firma, all'anagrafe di Roma, quando gli avevo chiesto di fare da padrino ad uno dei miei figli: fece velocemente la firma
sul libro apposito, nel punto dove gli aveva indicato l'impiegato, ma
lui fece la sua classica firma con lisca di pesce: era stato distratto
ormai era abituato a firmare così...)
Una
volta avevo azzardato chiedendogli se non gli sarebbe convenuto
scrivere prima le battute e lui mi rispose candido candido che con il
mio sistema avrebbe impiegato più tempo, ma soprattutto si sarebbe
"bruciato" il divertimento già prima di disegnare... Questo è un po' il segreto
di Jacovitti: lui si divertiva a disegnare e lo faceva più per sè che
per il giornale; diceva sempre che il nostro compito era di far
divertire i lettori, ma prima dovevamo divertirci noi! All'inizio ne fui
meravigliato, ma poi ci ragionai sopra e scopersi che quello era
proprio lo spirito giusto: "divertirsi per far divertire" ed
iniziai anch'io a comportarmi in quel modo: da quel momento i miei
fumetti diventarono subito molto più divertenti. Il guaio era che... se a
volte ero un po' triste, dai disegni lo si scopriva... Ma poi imparai
che esisteva anche il "mestiere" e, quando avevo poca voglia di divertirmi, "recitavo con me stesso" e "facevo finta" di essere allegro...
Lo
so, sembra un discorso un po' strano, ma assicuro che funzionava e...
funziona a tutt'oggi: purtroppo nella vita possono capitare dei momenti
brutti, come ad esempio quando ho perso un figlio, ed allora dovetti
fare come si usa spesso nei Circhi e nei Teatri: "Lo spettacolo deve continuare", quindi occorre tirare fuori il "mestiere" e realizzare dei disegni ugualmente "divertenti": in pochi poi si accorgeranno che magari in quel momento non avevo proprio voglia di ridere...
"Jac '50" ed accanto ci disegnava una lisca di pesce stilizzata (che poi era diventato anche una specie di "marchio di fabbrica").
punta
spesso ne uscivano alcuni piccoli peletti della carta e lui li toglieva
facendo una serie incredibile di girigori tutti attorno alla tavola.
Io, vedendolo comportarsi in quel modo, gli feci osservare che sarebbe
stato più comodo se avesse tenuto un foglietto di carta accanto invece
di rovinare le tavole, ma lui mi disse che tanto poi lui, prima di
consegnare le tavole, le tagliava tutte attorno ai ghirigori ed
alla fine le tavole che consegnava avevano tutte un bordino leggermente
arrotondato ai lati; lui si mise a ridere quando gli feci notare quel
particolare: "Tanto poi in stampa non si vede che i bordi delle tavole sono stati tagliati!"
Ma non sapeva fare bene la sua firma neanche Lino Landolfi, l'autore di molti personaggi di successo, ma soprattutto del suo "Procopio" (con questo personaggio aveva vinto, negli anni '60, il primo premio con una trasmissione radio della Rai che si intitolava "L'amico pubblico Numero Uno"):
la disegnava prima a matita e poi ci passava sopra con un pennello dalla punta molto fine (non sapeva usare il pennino...).
Era
maniaco: si documentava sempre moltissimo su ogni cosa che doveva
disegnare e talvonta non andava avanti con una storia fino a quando non
era riuscito a rintracciare ciò che gli occorreva (ad esempio una
divisa, un castello...). Per effettuare queste ricerche si rivolgeva
presso le varie biblioteche, compresa la biblioteca Vaticana che era
fornitissima. Landolfi aveva libero accesso in Vaticano poiché da
giovane, al posto di fare il solito servizio militare, era stato "Guardia Palatina", cioè un corpo di militari che, al contrario delle Guardie Svizzere
che solitamente stanno lì quasi solo come elemento decorativo, quel
corpo aveva il compito di difendere il Vaticano a tutti i costi; inoltre
quello delle Guardie Palatine era un corpo formato da soli italiani.
Non so se questa Guardia Palatina esista ancora, me penso di sì.
In
seguito, andandolo a trovare alla sera, spesso vedevo che era molto in
ritardo con la realizzazione di alcune tavole ed allora gli davo una
mano (ovviamente solo a puro titolo di amicizia) per terminare quel
lavoro e poterle così consegnare l'indomani e riuscire così a pagare
l'affitto... 
Anche
se, per quella serie, io avevo adottato un tipo di ripasso a china un
po' diverso. Landolfi spiegò che lo aveva fatto per distinguerlo dai
disegni che faceva per il Vittorioso...
Scavi archeologici: 1959 - 1991 - 2000
Proprio
così: in questa puntata parlo di alcuni fatti avvenuti ad una certa
distanza di tempo l'uno dall'altro. Per la precisione sono tre che non sembrano avere molto in comune tra di loro, ma se si osserva bene...
Il primo fatto è il ritrovamento di una copertina del settimanale "Jolly" che avevo disegnato nel lontano 1959, con il mio personaggio
"Gervasio".
L'avevo disegnata su tutte e due le facciate: davanti e dietro; quello
era un sistema che ho poi adottato in seguito anche con alcune copertine
del "Piccolo Missionario" con Nerofumo
(vedi puntata precedente). Il fatto è che, con quel sistema, c'era
anche una piccola sopresa: prima si vedeva la copertina vera e propria,
poi, aprendo il tutto ed osservando anche il retro si scopriva la
scenetta intera. Da notare il disegno del pallone da calcio: a quei
tempi era fatto più o meno in quel modo; visto oggi sembra strano, ma se
per caso capita di vedere vecchie partite, si noterà che i palloni
erano formati da varie strisce di cuoio, intrecciate grosso modo in quel
modo e cucite all'interno.
Una piccola, ma importante, nota: il "logo" di "Jolly" era stato studiato dal disegnatore Sergio De Simone (che si firmava SD) il quale a quei tempi era solitamente incaricato di realizzare molte testate dell'Editrice Ave, che era quella che editava anche il Vittorioso
ed i suoi albi settimanali e quelli speciali (di grande formato). De
Simone, un bravissimo disegnatore (tutt'ora in attività, ma sinceramente
non so bene che cosa faccia, so solo che abita a Roma), aveva
realizzato moltissime illustrazioni, poster, ma anche i titoli dei "cineromanzi" (così erano chiamate le storie a fumetti a quei tempi) che venivano pubblicati a puntate. Un altro "titolista" era Alfre
(oggi affermato disegnatore - del quale penso di parlarne in una
prossima puntata) e qualche volta anche io avevo contribuito a
realizzare quei titoli. Non era un lavoro umile: a volte proprio quei titoli disegnati potevano contribuire a valorizzare (e memorizzare) una storia.
Poi c'è il ritrovamento di un poster che avevo disegnato per il Giornalino nel 1991 in occasione dell'inizio della pubblicazione sulle pagine di questo giornale dei personaggi della serie "Hanna-Barbera". Il poster si intitola "HANNA-BARBERA in CONCERTO" e vi ho riunito tutti i personaggi creati da Bill Hanna e Joe Barbera,
i quali hanno visto il mio disegno e lo hanno approvato inserendo anche
una dedica per i lettori del Giornalino. Infatti, nel retro di questo
poster c'è scritto: "Cari amici, con simpatia e amicizia "in concerto" e sotto il loro autografo:
Bill Hanna Joe Barbera (mi sembra di aver già detto che avevo conosciuto personalmente Bill Hanna
una volta che era venuto in Italia e ci eravamo incontrati a Bologna:
una persona veramente affabile e che aveva apprezzato la mia
interpretazione a fumetti e a disegni animati per la pubblicità con i
loro personaggi, soprattutto quelli della serie "Gli Antenati" -
chiamati in lingua originale "The Flintstones"; io sono stato il primo in Italia ad animare quei personaggi per i Caroselli di una nota marca di spray contro gli insetti con lo slogan - diventato ormai famoso - "Wilma, dammi la clava!".
"concerto"
dove ogni personaggio suonava uno strumento diverso. Da notare che
qutti questi personaggi sono in proporzione tra di loro: un lavoro
alquanto difficile; inoltre avevo messo un cerchietto con un numero
accanto ad ogni personaggio, poi in basso c'era il nome corrispettivo.
Io proseguii con "Gli Antenati" (e lo faccio tutt'ora, ma con un nome diverso: "The Flintstones"), ma iniziai anche a realizzare, sempre per il Giornalino, uno dei miei personaggi che mi divertiva molto: l'Ispettore Perogatt
(ehm... un po' una specie di mia autocaricatura...) che era presente su
tutti i numeri ed anche su molti inserti. Fino a quando... al
Giornalino ci fu un cambio di Diretttore... Beh, per chi volesse
approfondire l'argomento, conviene andare a visitare l'apposito sito: www.ispettore-perogatt.suinternet.
Proseguendo nella serie di questi "scavi archeologici", ho ritrovato anche una cosa relativamente recente, del 2000,
ma che chissà perchè era finita in mezzo alla marea di vecchissime cose
che ci sono nel mio studio... (l'ho sempre detto: non sono un bravo "archivista"...). Si tratta del Calendario di Nostradamus Junior per l'anno 2000 (o meglio, l'INVENDARIO visto che in quella edizione c'erano 12 incredibili invenzioni (una per ogni mese) inventate da... Nostradamus Junior, un giovane e simpatico pseudo-veggente... pasticcione) ed era allegato come inserro speciale al Giornalino di fine anno. Negli anni '90 il Calendario del Giornalino (sempre presentato dal mio personaggio Nostradamus Junior)
era diventata una tradizione: ogni fine anno i lettori si erano
abituati ad aspettare questo speciale Calendario anche perchè ogni anno
inventavo qualcosa di nuovo ed ogni volta era impostato in maniera
diversa, curiosa. Mi ricordo che per un anno c'era anche il mio "non-personaggio" Ugo (che si affaccia sempre al bordo delle vignette usando un linguaggio tutto suo dove infila il termine
"UGO" e "UGA" in varie occasioni tipo: "Mi piace la pastasciUGA con il sUGO - Se piove mi bagno ma poi mi asciUGO"...
I lettori stranamente lo amano e gli scrivono, eppure il personaggio è
piuttosto bruttino: ha 5 dentoni e tre capelli, ma niente corpo... Ha
anche l'UGO-FANS-CLUB ed un suo sito ufficiale molto visitato: www.perogatt.com/ugo) con delle strane e curiose strip, una per ogni mese... | Copertina Jolly 1959 - disegno: C. Peroni |
|
(C) Copyright:
|
Carlo Peroni Perogatt |
|
1 - Magilla Gorilla
2 - Pebbles 3 - George Jetson 4 - Luca Tortuga 5 - Bamm-Bamm Rubble 6 - La furia di Hong Kong 7 - Squiddly Diddly 8 - Ginxi 9 - Pixie 10 - Dixie 11 - Astro 12 - Judy Jetson 13 - Wilma Flintstone 14 - Ernesto Sparalesto 15 - Tatone 16 - Pietro Potamo 17 - Muttley 18 - Rosy 19 - Svicolone 20 - Dino 21 - Elroy Jetson 22 - Ruff 23 - Barney Rubble 24 - Winsome la strega 25 - Ugo Lupo |
26 - Baba Loo 27 - Dumm Dumm 28 - Top Cat 29 - Spook 30 - Punking Puss 31 - Snooper 32 - Dick Dastardly 33 - Tatino 34 - Braccobaldo 35 - Yoghi 36 - Retty Rubble 37 - Jane Jetson 38 - Fluid Man 39 - Benny Palla 40 - Choo Choo 41 - Fancy Fancy 42 - Bu Bu 43 - Scooby Doo 44 - Scrappy Doo 45 - Vladimiro 46 - Tom 47 - Jerry 48 - Cindy Dirige l'orchestra: Fred Flintstone (C) 1991 Hanna-Barbera Prod. Inc. - Il Giornalino |
Così stavolta abbiamo fatto un piccolo viaggio nel tempo...
Penso che forse, con questo sistema, potrebbe darsi che, in un prossimo
futuro, possa mostrare altre cose curiose, strane. Chi lo sa? Dipende
dal "fato" ed anche dalla... caduta involontaria di qualche montagna di giornali ed originali di fumetti ;-) Scavi archeologici: Nerofumo d'annata
Non è detto che necessariamente nei miei... "scavi archeologici" si tratti di cose di un passato molto lontano... Infatti, in questa puntata ho pensato di fare anche una piccola "sopresa": si tratta di una intera storia di Nerofumo,
il mio personaggio che, nonostante la sua estrema stilizzazione, è
forse uno dei miei personaggi più conosciuto al mondo essendo stampato
in molte lingue, anche africane.| (C) Copyright: CPPC |
Bene,
anche in questa puntata ho fatto un favore a tutti quelli che spesso mi
chiedono di poter leggere delle mie storie intere: anche se non sono
riuscito ad inserire la prima e la seconda puntata, spero che sia
ugualmente gradita.
Nel
mio studio ormai è quasi impossibile riuscire a rintracciare qualcosa:
delle enormi montagne di disegni originali di svariati personaggi e di
numerosi giornali a fumetti di tutte le epoche (ma non in ordine... e
soprattutto raccolte quasi tutte incomplete), impediscono una tranquilla
consultazione... Quando a volte mi avventuro ad effettuare dei veri e
propri "scavi archeologici" non so mai che cosa trovo... Inoltre c'è sempre il rischio che qualche montagna crolli... come spesso mi succede :-)
Lo sfogliai e ci trovai, nella seconda pagina di copertina, un personaggio che non ricordavo proprio: "il gabinetto del Dott HORROR" con testi di Alfredo Castelli e disegni di Carlo Peroni. Beh, l'ho letto come se si trattasse di un fumetto fatto da altri; non ricordavo assolutamente nulla! 
Io avevo realizzato moltissime storie (veristiche, grottesche, umoristiche) con Castelli e PierCarpi mi volle come "suo" disegnatore per una serie inventata da lui "Clown" (di questo personaggio ne ho parlato in un'altra puntata di questo PeroBlog, non ricordo quale...).
Ma, nello "scavo archeologico", è saltato fuori anche un altro numero di Horror, il N. 15 del 1971 (un Numero Speciale), dove ho trovato un'altra tavola che non ricordavo di aver fatto: Zio Boris a colori!
Era una pagina autoconclusiva (la maggior parte delle volte facevamo le
strisce, ma ogni tanto, abbastanza di rado, facevamo anche delle tavole
a tutta pagina). Ebbene, quando l'ho vista all'inizio avevo pensato si trattasse di una "imitazione",
ma poi, osservandola meglio ho visto che era proprio mia. Inoltre da
alcuni particolari della tavola, si scopriva che non poteva essere altri
che mia.
Mi sono ricordato ad esempio che Castelli si era battuto con l'Editore (Sansoni Editore) per fare in modo che quella tavola non fosse colorata nel retro (come per tutte le altre pagine a colori) ma colorata sul davanti.
A quei tempi era quasi impensabile far colorare le tavole a fumetti sul
"davanti" (ho spiegato questo problema in un'altra puntata del PeroBlog), ma alla fine la richiesta di Castelli venne alfine accettata.

Beh,
devo dire che il mio studio, anche se è piuttosto grande, non riesce a
contenere tutto il materiale, per cui... avendo l'abitazione proprio
sopra lo studio, è stata "occupata" in gran parte dal mio materiale, con grande soddisfazione (...) di mia moglie ;-)
Era intorno alla fine degli anni '40; io mi trovavo a Milano e facevo l'assistente presso l'Istituto dei Ciechi 
io disegnavo le tavole dei fumetti che poi, settimanalmente,
spedivo a Roma per il settimanale "Capitan Walter", all'inizio facevo la serie chiamata "Leo e Poldo"
(vedi figura qui a lato). Per i testi mi dava una mano uno studente che
era anche lui assistente presso l'Istituto dei Ciechi e si chiamava Salvatore R. (ed era di origine
sarda
ed era innamorato della sua Sardegna: mi parlava spesso delle loro
tradizioni, delle loro feste), ma per quei fumetti aveva preferito farsi
chiamare "Salru".
Ennio era un tipo sempre molto elegante ed aveva un portamento
signorile. Aveva una barba con pizzetto ed occhiali cerchiati in
metallo. Insomma, aveva già assunto l'aspetto di un medico. Spesso
uscivamo per fare una passeggiata in giro per Milano e vedevamo la gente
che si divertiva: chi andava al cinema, chi in discoteca, chi nei
locali notturni e noi eravamo soli e tutti e due senza soldi. Una sera
eravamo come al solito a passeggio proprio in centro, proprio in Piazza del Duomo: era l'ultimo giorno di carnevale
e c'era moltissima gente mascherata ed allegra che si lanciava i
coriandoli e le stelle filanti. Noi non avevamo nemmeno i soldi per
comprarci un pacchetto di coriandoli...
Eravamo
avviliti nel vedere tutta quella gente allegra che si divertiva e noi
invece non avevamo niente. Io ero in attesa del magro stipendio che
ricevevo come redattore al settimanale "La Vispa Teresa",
e le storie a fumetti che facevo per Roma che erano pagate piuttosto
poco, quindi la cifra rimanente bastava a malapena per il vestiario e le
piccole spese. Insomma, quella sera noi due eravamo particolarmente
avviliti.
Così ci inoltrammo verso il Corso Vittorio Emanuele,
che si trova proprio accanto al Duomo, sul lato sinistro (osservando la
facciata). Io mi sbracciai per far largo dicendo alla gente di
spostarsi perchè stava arrivando il carnevale! Vidi un paio di vigili e
chiesi anche il loro aiuto per fare largo tra la folla; quelli non mi
chiesero nemmeno chi ero e si diedero subito da fare per aiutarmi a far
spostare quella marea di gente, così si formò un grosso corridoio
proprio in mezzo alla via. Io seguitavo a gridare: "Largo! Sta arrivando il carnevale!"
La gente, incuriosita, si guardava attorno per cercare di vedere che
cosa stava arrivando ed ad un tratto si fece avanti Ennio, serissimo,
con le mani in tasca, che camminava lentamente, con un portamento molto
signorile, e ogni tanto si rivolgeva verso la gente, un po' verso una
parte, poi verso l'altra, facendo un piccolo cenno del capo e seguitava
ad avanzare sempre molto lentamente. La gente era sbigottita e si era
formato un silenzio irreale: ognuno cercava di capire chi fosse quel
tale, così signorile che passava proprio in mezzo alla via salutando la
gente. Ma dopo un po' di tempo, arrivati in fondo alla via, cioè in Piazza San Babila,
noi due ci mettemmo a correre ridendo. La gente solo allora capì che
era stato uno scherzo e si misero tutti a ridere. Noi due ci dovemmo
mettere a sedere su un gradino sotto un porticato di Piazza San Babila,
perchè non ce la facevamo più dal ridere. Beh, eravamo riusciti a
divertirci e far divertire la gente senza spendere una lira. Quella
notte dormimmo bene tutti e due.
"Gambalesta - l'eroe della foresta", sempre per "Capitan Walter".
Salvatore mi parlava spesso della sua Sardegna e vedevo che gli occhi
gli si inumidivano quando parlava della sua amata terra (che io,
purtroppo, non ho mai conosciuto). Salvatore amava suonare la chitarra
ed una volta io e lui fummo costretti (per colpa dei "turni" a rimanere
presso l'Istituto dei Ciechi durante il periodo delle feste di Natale e
di Capodanno. quasi tutti i ragazzi passavano quel periodo a casa con i
parenti, ma alcuni purtroppo non avevano nessun parente ed erano
costretti a rimanere lì. Salvatore era tornato da poco dalla Sardegna
quando ha saputo quella notizia e ne fu amareggiato. Io cercai di
rendergli meno dura quella mancanza dei parenti durante le festività e
tutti e due ci demmo da fare per tenere allegri i pochi ragazzi rimasti.
La notte di Capodanno, poi, avemmo
un'idea: una volta assicurati che i ragazzi dormivano sereni, salimmo
sul tetto delll'Istituto (che si trovava abbastanza in alto) e Salvatore
si era portato dietro la chitarra, ma anche una forma di pecorino sardo
ed un fiasco di vino (ovviamente sardo) che aveva portato con sè dal
suo ultimo viaggio in Sardegna. Così attendemmo la mezzanotte mentre
Salvatore suonava degli antichi motivi sardi con la sua chitarra, poi ci
mettemmo a mangiare un po' di pecorino sardo.
Capodanno me lo sono ricordato piacevolmente per moltissimi anni: eravamo felici e sereni, anche se soli.
Qualche anno dopo io mi ero trasferito a Roma e lavoravo per il Vittorioso ed i numerosi giornali collegati (per diversi anni come dipendente e quindi come esterno: così
potevo lavorare anche per altri giornali e soprattutto per la
pubblicità dove si guadagnava meglio). Nel frattempo mi ero anche
sposato ed avevamo una piccola, ma per noi grande casa (abitavamo
proprio di fronte alla casa di Jacovitti - vedi puntata del PeroBlog "L'incredibile Jacovitti", credo sia la N. 1).
una
volta io e mia moglie lo incontrammo all'aeroporto di Milano: noi
stavamo partendo per Amburgo, in Germania, mentre lui stava per andare a
trovare i suoi parenti in Sardegna. Ci abbracciammo e ci scambiammo
pochissime parole: i nostri aerei stavano per partire e ci demmo
appuntamento a... chissà quando. Nella fretta nessuno di noi riuscì ad
avere l'indirizzo dell'altro.
L'altra
sera parlavo con mio figlio (che è l'unico dei miei figli ad essere
nato a Milano, gli altri sono nati a Roma) e gli raccontavo quanto ho
scritto qui sopra; mi accorsi che mio figlio era rimasto molto colpito
da questo racconto: essere riusciti a divertirci in una maniera così
assurda a Milano, una città dove è anche molto difficile riuscire a
convincere la gente a fare qualcosa di "anormale", era stata un'opera notevole.
Noterella finale.
Ma chiedo un piccolo favore: se qualcuno non ritenesse interessante questo tipo di aneddoti e preferisce che qui racconti "solo"
aneddoti riguardanti persone molto conosciute, me lo scriva: con un
commento qui, oppure con una e-mail. Quelle note mi serviranno a
migliorare questo strano blog. Grazie.Chi ha incastrato il Corriere Dei Piccoli? (d)
Ehm... Avevo detto che la precedente sarebbe stata l'ultima puntata sul tema "Corriere dei Piccoli", ebbene - come avevo preannunciato... - ora ce n'è un'altra. |
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Paginone:Girotondo (con i principali personaggi presenti sul Corriere dei Piccoli - 1974?) Illustrazione di Carlo Peroni |
A questo
punto non mi rimane che dare appuntamento alla prossima puntata che,
prometto, sarà con un argomento completamente diverso! Quale? Beh... si
parlerà di... No, deve essere una piccola sorpresa.
Ultimissima notizia: apprendo in questo momento (7-6-06) che l'amico Contix (che si trova spesso presente in questo PeroBlog con i suoi numerosi e preziosi commenti) ha inserito sul suo "forum" (che si trova sul suo sito - ancora in costruzione - www.furrymania.it) un articolo intitolato