N   O   N      S  O  L   O       F  U   M   E  T   T   I   .    .   .


" P O C H E S I E "


Le "Pochesie" sono state scritte da Peroni nel 1970. Si tratta, come dice la parola stessa, di poesie senza pretese, buttate giù per la maggior parte di getto, usando le parole più che altro per creare dei "suoni" piuttosto che dei concetti veri e propri. Queste "Pochesie" sono state poi lette da Peroni a "Europa Radio" (una radio privata milanese) dove si divertiva a fare anche il deejay. Tra un disco e l'altro Peroni ha avuto l'idea di leggere ogni tanto queste sue strane (e piuttosto incomprensibili) "Pochesie". All'inizio gli ascoltatori rimasero alquanto perplessi, però poi telefonavano chiedendo di continuare con quelle letture. Alcuni gli chiedevano anche il significato di qualche "Pochesia", ma Peroni si è sempre rifiutato di dare una spiegazione: se uno non le capisce è impossibile spiegarle... Successivamente è stato invitato a leggere le sue "Pochesie" presso un convegno di poeti comaschi. Qui le cose sono andate un po' diversamente: i poeti, quelli "veri", rimasero molto scioccati ed hanno consigliato Peroni a continuare a disegnare. Molto probabilmente avevano ragione loro. Prova anche tu a leggerle e, se non le capisci, non chiedere a Peroni di fartele spiegare... ma se per caso scoprissi che ti piacciono allora ti conviene scrivergli e dirglielo: saresti uno dei pochi...

C    a    r    l    o       P    e    r    o    n    i

LE "ODI"

ovvero:

LE "SENTI"...



ODE AL FAGGIO

Un vecchio faggio sito su in collina
diceva spesso con lo sguardo muto
odi e giullari senza una balzella.


ODE AL PUNTELLO

Nell'albeggiare ombroso
sovente odi il puntello
che sfiacca e spinge l'unto
nello stanco ruscello.


ODE ALL'INNO

L'inno rovente di un vecchio basilisco
rintrona dove l'ago é piú maturo
mentre i banchi soleggiano strozzati.


ODE AL FARDELLO

Chi non riesce a stanare
un mesto ed umile fardello
a volte lo stordisce
un mesto farfugliare.


ODE AL LOCANDIERE

Il locandiere pulsava sullo scoglio
una vecchia tormenta abbandonata
e il viso sbandierava alla fanghiglia.


ODE AL RAMPONE

Il rampone
é spesso storpiato
nel vacuo principiare
dato il nefasto ignaro.


ODE ALLA CATTEDRALE

La cattedrale accartocciata
spillava mastice e scandagli
con delizia deturpata dallo scopo
con mesti e turgidi pendagli
senza un prima e neanche un dopo.


ODE ALL'ARABESCO

Quando imbocchi
un drastico arabesco
ti accorgi che il massiccio
ha il fiume
scardinato e mansueto
nel dolce tintinnare
del cestello.


ODE AL PETTIROSSO

Il fioco deturpato pettirosso
snebbiava il dardo rammendato
senza rancore o pialla
sovente scribacchiata.


ODE AL TASSELLO

Chi non ha mai cercato
dentro l'otre intorpidito
un umile tassello smantellato
non puó traslare
con umile passione.


ODE AL VERMIGLIO

Ho visto un misero vermiglio
che pungeva a stento nella paglia
sul metro del contado abbarbicato.
Eppure il padre parla al figlio
mentre si accinge alla battaglia
senza mostrare alcun dolo al prato.


ODE AL SOPRUSO

Il sopruso
fa imbarcare
le preziose stoppe
intonacate
nel circondario
fulvo e mastro.


ODE ALLA COMPARTECIPAZIONE

La compartecipazione
denota pulviscolo veloce
ma non argina l'idioma
di una truce azione
o danno con la voce
a cosa o casa di persona.


ODE ALLA SVENTURA

Amo la sconfinata sventura
sempre spavalda e spettinata
con il suo ampio roccioso
rivaleggiare e fruire invano.


ODE AL MONASTERO

Avevo visto uno stanco monastero
nel meriggio rancido e opulento
schiantato sulla pertica smontata.


ODE AL DETTAGLIANTE

A ridosso di uno scialbo rubinetto
temporeggiava il mite dettagliante
volteggiando nel suo prezioso incarto.


ODE AL VERDE

Amo il fruire
lento e solenne
del verde accento
caldo e intorpidito
nel limite del rovo
incatenato.


ODE ALL'URTO

Chi non ha mai sbocciato
nel rivo mansueto
non puó sanare l'urto.


ODE ALL'INTRANSIGENTE

L'intransigente
usa sbreccare
le tracce del poggiolo
monacale
mentre si bea
nel suo bieco torpore.


ODE ALLA METAFORA

Una vecchia metafora
batteva il cruccio senza rovi
curando di non essere tardiva.


ODE AL TRAVAGLIO

Non so bene dove sia finito
il travaglio
nefasto ed impudente
con folti turpiloqui
e nude spranghe.


ODE AL RISO

Mi piace il riso
di un bel bambino.
Mi piace il riso
di una donna.
Mi piace il riso
di un nonnino.
Mi piace il riso
comunque sia
anche sul piatto
di casa mia.


ODE AL FUMETTO

Questa é un' ode
fatta di getto:
un'ode al fumetto.
A volte é largo
a volte stretto.
A volte é strano
un po' scorretto
con il disegno
un po' imperfetto;
ma se lo leggo
stando sul letto
mi fa dormire
come un ghiretto.
Ma non so mai
dove lo metto;
forse é finito
in gabinetto.


ODE ALL'ODE

Odo l'ode,
odo l'odore,
odo le mode,
odo la lode
delle uova sode.
Ma quando odo
in questo modo
un'ode all'ode
dico che l'ode
forse é una frode...

 

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AFORISMA PEROGATTIANO

Non ho nessuna certezza
tranne la certezza
di non avere certezze.